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Comune di Pomarance

Comune di Pomarance

CENNI STORICI

Pomarance (m 367, ab. 6130) è oggi un centro industriale, il cui nucleo antico si salda all'antico castello: lungamente conteso tra i vescovi e il comune di Volterra, giurò infine fedeltà a quest'ultima nei primi anni del '200.
Visse poi durante il '300 una fase comunale, mentre attorno al 1447 il castello fu espugnato dalle truppe di Alfonso d'Aragona e nel 1472 fu conquistato dai fiorentini.
Da1 '500 divenne un importante centro commerciale, grazie all'artigianato delle pregiate maioliche e alla fiorente attività di allevamento del baco da seta.
Nel XIX secolo il territorio conobbe una notevole crescita economica legata allo sfruttamento delle risorse minerarie, delle calde acque termali presenti nell'area di Montecerboli e all'attività di estrazione del sale borace. In piazza S. Anna ha sede il palazzo municipale, costruito dalla famiglia Bicocchi nel 1869 e acquisito dal comune nel 1872.
L'Albero della ragione (1986) e il Partigiano (1954), sculture in bronzo di Mino Trafeli, caratterizzano la piazza insieme alle tracce delle mura medievali e a un'antica torre circolare, detta 'Rivellino', originariamente posta a difesa della porta Volterrana, abbattuta nel 1860 e di cui rimane una croce a rilievo e un'iscrizione datata 1325. Dallo slargo della porta Volterrana si accede in piazza De Larderel, realizzata nel 1862 da Federigo De Larderel in memoria del padre Francesco, nobile francese che legò il proprio nome allo sfruttamento dei soffioni boraciferi di Montecerboli per la produzione di acido borico. Sulla piazza si affacciano alcuni edifici ottocenteschi fra cui i palazzi ex Cardini e Biondi Bartolini, le cui sale affrescate risultano essere di alto pregio artistico.
In vicolo delle Fornaci, nei pressi della piazza, sono aperte alla visita le antiche fornaci di Pomarance, recentemente restaurate, che rappresentano ciò che rimane dell'antica arte della lave razione delle ceramiche ingobbiate-graffite del '500.
Oltrepassata la porta alla Pieve, ampio arco in tufo edificato nel 1883 sulle fondamenta della porta medievale detta 'portone di Petriccio', si accede in via Mascagni dove è ubicata la pieve di S. Giovanni Battista.
Risalente al XII secolo, sorge su una necropoli etrusca: una tomba del VI-V secolo a.C. rinvenuta nel 1934 sotto la canonica ne rappresenta la testimonianza. Radicalmente modificata agli inizi del XIX secolo, dell'impianto originale conserva la facciata a salienti con le cinque arcate cieche nella parte inferiore e il portale. L'interno a tre navate mostra un ciclo di affreschi con Scene della vita di Cristo, opera del pittore neoclassico Luigi Ademollo del 1833, una tela con la Madonna e santi di Vincenzo Tamagni del 1525, un'Annunciazione di Cristoforo Roncalli (detto il Pomarancio) e una tavola con la Madonna del Rosario attribuita a Niccolò Cercignani. Nella canonica è presente una tavola di scuola senese del 1329 raffigurante la Madonna col Bambino; sul fianco destro della chiesa è visibile la facciata del Battistero con un portale a ogiva in arenaria. Al suo interno un presepe in terracotta policroma del '500, una tela con la Madonna e santi di Cristoforo Roncalli e una con il Martirio di S. Agata di Niccolò Cercignani.
Oltrepassata la caratteristica via di porta Nuova, i vicoli del Torrino e del Forno si incontra il palazzo dei Salimbeni del XIII secolo. Nella facciata si osservino un filare di mensole utilizzate per una balconata in legno e i davanzali delle finestre decorati con una doppia linea serpentiforme. Acanto vi è il palazzo Bonucci, nota famiglia di scultori ed ebanisti, sulla cui facciata è posta una Madonna col Bambino in terracotta, opera di Luigi Bonucci del 1929.
Da via Mascagni si accede a piazza Cavour sulla quale si alza la torre civica, muita di una campana del 1332 proveniente all'antico convento di S. Michele alle Formiche; alla base del campanile è collocato Marzocco, simbolo della dominazione Forentina. Due grandi logge disegnano ambiente in cui un tempo si svolgeva il mercato settimanale e da cui si accedeva illa sala consiliare del vecchio comune di Ripamarance' (ripa mancina del fiume Cecina), dove sono conservati alcuni affreschi del '500 (Madonna col Bambino, S. Giovanni e S. Zenobi) attribuiti a Vincenzo Tamagni.
Altro motivo di interesse è il palazzo pretorio, la cui facciata è caratterizzata dalla presenza degli stemmi vicariali del '400-'500 in pietra e ceramica.

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